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Tornare alle nostre origini su una macchina del tempo a due ruote, la bicicletta, è un modo nuovo e salutare di tuffarsi nella storia e nella natura, nell’arte e nello sport di questa magica terra pugliese, e in particolare in quello spicchio nascosto che ne è il brindisino.
E’ bello allora incontrare, su questi percorsi alternativi, tombe messapiche e terme romane, ipogei paleocristiani e tempietti-edicole sacre della devozione campestre.
Sono pietre, affreschi, ruderi e brandelli di storia lasciati sul territorio dal tempo che passa e fugge.
Ma sono anche orme di grandezza di avi illustri che furono prima predatori e conquistatori, ma poi, conquistati da questa terra, divennero re e sovrani stupendi, parte di essa, popolo di questo popolo.
Si potrebbe parafrasare: Et Apulia capta ferum victorem coepit!
Ci riferiamo ai Messapi che resistettero ai Magnogreci, rivendicando la loro autoctonia; ai Romani che, dopo la conquista, fecero di Brindisi la loro capitale verso l’Oriente; ai Bizantini che, pur trattandola da colonia, la fortificarono nei punti strategici; ai Longobardi che, vincitori al nord della Puglia grazie alla protezione di S. Michele Arcangelo, il cui culto diffusero in tutt’Italia, nel sud furono fermati proprio in questa zona, dal Limitone, quel grande muro di difesa e contenimento, quasi “muraglia cinese” del Salento.
Ma poi irruppero i Normanni, con la determinazione di uomini del Nord e con l’irruenza di uomini del Sud. E dopo qualche generazione, brillò qui il genio del loro discendente più famoso: Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, il Puer apuliae.
Come non provare un brivido nella schiena al pensiero di cotanto genio, energia, creatività che, nei secoli, hanno attraversato la Puglia come un fiume in piena? E l’alveo di questo fiume è sempre stato il popolo minuto, l’umile “popolo di formiche” che pregava e lavorava questa terra, arricchendola e abbellendola di vigneti e uliveti, boschi di fragni e tappeti di carciofi. E ogni tanto incastonava in questo gioiello pietre preziose di religiosità popolare: cripte brasiliane, tempietti, edicole, santuari, tutte tracce del passaggio di un Santo (il mitico approdo nel Salento del primo Apostolo San Pietro), del radicarsi di un culto, del manifestarsi di un miracolo, dell’esprimersi di un sentimento che, sedimentato nel tempo, ha creato qui dei luoghi “magici”. Come la Grotta di S. Lucia ad Erchie, stillante acqua miracolosa; o come il piccolo Pantheon di San Miserino; o come il santuario non di due, ma di ben cinque Santi Medici (Cosma, Damiano, Leonzio, Antimo ed Eupreprio); o come, infine, S. Maria di Gallana dove la fede religiosa si fece pietra scolpita e, dalle mani armate di scalpello dell’artista Nuzzo Barba, apparve la Sacra Famiglia a Betlemme, primo esempio di presepe pugliese.
Allora, caro viandante ciclista,se percorri il tuo itinerario con questi pensieri e con queste immagini della mente e della memoria, non sarai solo nel tuo cammino. Accanto ai tuoi compagni di bicicletta cammineranno con te Normanni e Longobardi, Bizantini e Messapi, Romani e Svevi, Santi e Monaci e popolo devoto, che per secoli hanno abitato queste contrade.
Loro ne sono i veri padroni e ben ti accoglieranno.
E ti faranno da scorta.
Buon viaggio!

BIANCA TRAGNI

 









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